Nata femminista, scambiata per ribelle.
Sono Roberta Cibeu, artista e curatrice cresciuta a Trieste, una città con uno strano equilibrio, come me: spigolosa, fragile e ribelle. Terminati gli studi ho vissuto per una decina di anni all’estero, dove ho approfondito la mia ricerca artistica, assorbito culture lontane, e da cui ho riportato a casa un amore particolare per l’India, mistica e cruda, e per Città del Messico, affascinante e pericolosa.
Inverni austeri vissuti in casa ed estati libere passate in campeggio hanno scandito i ritmi della mia infanzia. Ho presto imparato a leggere le persone e a trovare nelle mie fragilità una possibile forza. Mi percepivo molto diversa dal resto della famiglia e rimediavo immaginandomi altrove, lontana da tutto e tuttə.
Le cose non stanno zitte. Io nemmeno.
Fin da bambina conservo piccoli tesori, e trasformo gli oggetti per dar loro una nuova vita. Lottare per proteggere il mio equilibrio interiore mi ha insegnato che l’arte non è un passatempo, ma un gancio a cui aggrapparmi, una forma di cura. Le mie opere guardano al passato per rileggerlo, smontarlo e ricostruirlo, usando l’ironia e il sarcasmo per comunicare il mio punto di vista sul mondo. Tra collage, stampa Risograph, ricamo moderno su fotografie e mixed media, ogni intervento artistico è un piccolo rito di riparazione.
Amo cercare oggetti, scovare il pezzo speciale tra gli anonimi.
Curatela, design d’interni, gnegnegne.design.
Massima espressione della mia ricerca è gnegnegne.design, il mio concept shop e studio in Cavana, a Trieste: una wunderkammer sospesa tra passato e futuro. Mi racconto attraverso le mie scelte, seleziono oggetti ricchi di anima che contribuiscono alla costruzione di uno spazio intimo, ma che non si nasconde. gnegnegne.design è uno luogo libero, ironico e irrequieto, dove tutto può convivere…memoria, identità e fragilità.
Qui le cose parlano senza chiedere il permesso!
Una ricerca in continua espansione.
Dopo l’esperienza di MOSTRI113 — progetto dedicato alle paure delle bambine e dei bambini, alla loro trasformazione e sviluppo — ho sentito il bisogno di uno spazio che mi permettesse di evolvere ed esplorare il vecchio, il nuovo e quello che ci sta in mezzo.
gnegnegne.design è uno spazio in continuo mutamento, dove divido il mio percorso artistico fra la rivalutazione di oggetti del passato e la creazione di opere d’arte nuove. Mi sbizzarisco fra collage, stampa Risograph, ricamo moderno su fotografie, scultura e mixed media, analizzando ciò che è stato per protendermi verso ciò che sarà. Ogni intervento è un piccolo rito di riparazione.
La Moiré: una linea di Roberta Cibeu.
La Moiré è l’evoluzione naturale della mia ricerca artistica, una raccolta di opere d’arte e pezzi unici fatti a mano. Nasce dalla stratificazione di immagini, memorie e materia, indagando sull’attrito fra l’azione e il pensiero. Le opere e gli oggetti risultanti danno voce a tutte le sfaccettature e le stratificazioni che ci caratterizzano in quanto esseri umani.
Effetto moiré.
Il concetto cardine dietro La Moiré è la stratificazione.
I tessuti moiré, attraverso la sovrapposizione di trame semplici in diverse angolazioni, creano effetti cangianti che ricordano la superficie dell’acqua. Tradizionalmente, questa reazione avveniva tramite la retinatura della seta, ma “l’effetto moiré” è successivamente stato adottato come termine anche nella tipografia, ovvero la sottile sfasatura nella stampa in quadricromia non perfettamente a registro. Nel contesto delle mie opere, il riferimento al moiré non è soltanto formale, ma metodologico: l’interferenza tra strati richiama il funzionamento stesso della psiche, dove percezioni, ricordi e rimozioni si incontrano producendo scarti, distorsioni e nuove immagini. Ciò che emerge non è mai stabile, ma attraversato da tensioni e ambiguità che aprono a molteplici interpretazioni.
Fra concetto e tecnica
La Moiré si configura come una ricerca visiva che indaga la stratificazione come dispositivo narrativo e percettivo, a partire da un interesse per il comportamento umano e per le dinamiche, spesso inconsce, che orientano l’agire individuale e collettivo. Questo sguardo si radica anche in un’esperienza diretta con la psicanalisi, intesa come spazio attraversato, capace di lasciare tracce, slittamenti e aperture nella lettura del reale.
Il lavoro si sviluppa attraverso fotografia, scultura, illustrazione, stampa Riso, ricamo contemporaneo e pratiche mixed media, articolando un linguaggio in cui materiali e immagini vengono costantemente rinegoziati. Elementi d’archivio, frammenti raccolti nel tempo, tessuti e interventi manuali si intrecciano in composizioni che attivano un dialogo tra temporalità differenti, come livelli di memoria e di comprensione che affiorano e si sovrappongono.
La memoria al centro di tutto.
Le opere si collocano in uno spazio liminale tra reperto e costruzione, dove la memoria non viene preservata ma riattivata, interrogata, trasformata. Il gesto contemporaneo agisce come dispositivo critico, capace di far affiorare ciò che è latente e di ridefinirlo attraverso nuove relazioni visive e materiche.
All’interno di questo processo, la ricerca si sviluppa come un’indagine su come immagini e comportamenti si strutturano nel tempo, su ciò che resta invisibile ma continua ad agire, e sulla possibilità di rendere visibile — anche solo per frammenti — ciò che normalmente sfugge allo sguardo.